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Fitness al Museo Egizio

Torti e ragioni della lezione di zumba al cospetto dei Faraoni

Fitness al Museo Egizio, e non si tratta del titolo di una commedia in uscita a Natale. Suscita aspre polemiche l’iniziativa approvata dalla direzione del Museo Egizio di Torino che il 24 Ottobre scorso ha aperto le proprie porte a un esercito di visitatori dotati di asciugamani e bottigliette di integratori piuttosto che di audioguide.

Portare il fitness oltre i confini della palestra

Il messaggio che l’iniziativa di Palestre Torino intendeva veicolare può essere considerato lodevole e in buona percentuale educativo: abbandonare la vita sedentaria a cui ci induce la società contemporanea è il primo passo per migliorare il nostro stato psicofisico.

Si è pensato quindi di creare eventi che permettessero di praticare fitness in luoghi differenti dalle palestre, per ampliare il concetto di benessere fisico: il fitness e in generale la pratica di una vita attiva non andrebbero segregati in luoghi e tempi predeterminati, ma dovrebbero trasformarsi in un modo di essere globale, in grado di modificare profondamente e in meglio le abitudini di una società sedentaria.

Le reazioni della rete alla serata di Fitness nel Museo Egizio di Torino

L’evento, ampiamente documentato da diversi quotidiani nazionali, ha avuto una certa risonanza ma non se ne trova alcuna traccia sul sito ufficiale del Museo, che pubblicizza gli eventi passati e quelli futuri ma preferisce tacere su quella che si è rivelato essere un boomerang in fatto di immagine.

La lezione di fitness al Museo Egizio di Torino è stato un successo: basta guardare i diversi video che circolano sulla rete e sui canali social per rendersene conto. Non soltanto ha goduto di una grande partecipazione da parte di appassionati di ogni fascia d’età, ma chi si è allenato al cospetto di sculture millenarie ne è uscito entusiasta. L’evento era progettato per accogliere al massimo 100 adesioni e sulla pagina Facebook di Palestre Torino i posti sono andati rapidamente esauriti.

Nonostante questo però moltissimi appassionati d’arte stanno invocando la maledizione dei Faraoni su coloro che hanno osato profanare la sacralità di uno dei Musei più prestigiosi del mondo.

Del resto, il contrasto tra la ieratica immobilità delle grandi statue di pietra e una folta schiera di magliette sudate non lascia molto spazio alla mediazione: la lezione di Fitness al Museo di Torino può essere considerata un’idea rivoluzionaria o un inequivocabile indice della decadenza della cultura italiana, senza alcuna via di mezzo.

Perchè organizzare una lezione di fitness al Museo Egizio di Torino?

Chiariti gli intenti delle palestre organizzatrici, parte promotrice dell’iniziativa, c’è da chiedersi quali siano state le motivazioni che hanno portato il direttore del Museo Egizio di Torino ad accogliere l’evento nelle sue sale.

Non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito, ma molti ipotizzano che il reperimento di fondi fosse la causa principale di quest’azzardata scelta commerciale. Moltissimi sono infatti i Musei che affittano specifiche aree a aziende, associazioni, enti o privati che intendano organizzare un evento in una cornice esclusiva, quindi si tratta di un’iniziativa non soltanto perfettamente lecita, ma anche già largamente messa in pratica.

Nonostante questo nessuno aveva mai organizzato una lezione di zumba in un museo. C’è davvero da chiedersi perché?
Sono leciti i dubbi sull’incidenza dell’evento sulle condizioni di conservazione dei reperti ospitati nella sala? Sì, anche se effettivamente i reperti statuari e mineralogici vanno conservati in sale in cui il tasso di umidità non superi il 40% e in cui la temperatura rimanga minore o uguale ai 30°. Molto probabilmente questi parametri sono stati rispettati.

E’ lecito anche tirare in ballo il buon gusto?

Probabilmente sì, dal momento che proprio il buon gusto è stato invocato da gran parte di coloro che non hanno apprezzato l’iniziativa. Qual è il nesso tra l’attività museale e quella aerobica? Partecipando all’evento si aveva diritto alla riduzione su un successivo ingresso al Museo: non c’era davvero nessun altro modo per portare i torinesi a visitare il MET? Ramses starà rivoltandosi nel sarcofago?

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